venerdì, 09 maggio 2008

"Scusi, via Torino?

Sono qua da venti minuti e già la gente mi ferma per strada per chiedermi le informazioni. Che è la cosa che mi succede a qualunque latitudine e longitudine. Tranne a Palermo, che è la mia città di origine, tra l'altro. Comunque tornando a Via Torino e a questa signora che mi chiede: il bello è che so la risposta! "Lo vede quel palazzo con la scritta RayBan? Ecco, di là."

"Prego signore, desidera signore"

Sono qua da mezza giornata e già tutti sono ai miei piedi. Entro nei bar e i camerieri mi ossequiano. Entro nei negozi e tutti mi sorridono. Mi danno del signore e per una volta sono contento. Manteniamo le distanze, grazie. Chi vi conosce.

"Uè Papi, ancora due vasche e poi andiamo a pranzo, ok?"

Sono qua da un giorno e già mi fanno tenerezza questi figli di papà firmati dalla testa ai piedi. Pensavo che li avrei odiati. Invece no. Mi devo preoccupare.

Arrivo a San Babila che sono le dieci e cinque. Il cinema è ancora deserto. La galleria comincia a riempirsi di simpatici omini e simpatiche omine. C'è un bel silenzio. Se non fosse per un allarme che suona da stamattina alle sei. Così dice un vigile. C'è stato un allagamento è saltata la corrente hanno riattaccato la corrente l'allarme non si è spento.

Telefilm Workshop. Tre convegni. Al primo mi esalto con Giovalli. Al secondo dormo di brutto. Al terzo scopro che il terribile sosia di Ethan che stava con me nella giuria del Festival di Roma altri non è che un importante sceneggiatore. A saperlo prima. In tutti e tre i convegni l'impianto audio non funziona bene. I microfoni fischiano rimbombano soffrono la presenza dei cellulari in sala. Ogni tre per due si sente quel rumore tipico di quando metti i cellulari vicino allo stereo. Questa è Milano. L'organizzazione, l'efficienza di Milano.

E' divertente fare il gioco 'associa la faccia giusta ai redattori di tvblog': lordlucas -che cammina con Il Giornale sottobraccio- lo riconosci subito; così come anche Share -ma per un altro motivo-; c'è poi quel blogger che parla di televisione e che le sta provando tutte pur di sfondare nel mondo della tv, cioè di Mediaset e lo vedo in un angolo, da solo, mangiare un paninetto al salame, nella zona buffet. Tutta quella fatica e tutto quel leccare il culo al mondo, cioè Mediaset, per poi rimanere in un angolo in solitudine. Poverino. Ah. Al festival di Roma il buffet era leggendario. Dall'antipasto al dolce tutto compreso. Qui il clou è un piattino di plastica di pasta al tonno e pomodoro. La pasta dei fuorisede. Per ora, tra location del Festival, simpatia diffusa e atmosfera globale: Milano 0 - Roma 5.

Questo Telefilm Festival comunque è decisamente Mediaset-oriented. Non ci si può credere quanto.

Ora sono alla Fnac di via Torino, appunto. Unico internet point trovato in tutto il centro. Una tipa -con la ricrescita- dello staff dice: "Eh, a Roma la Fnac sta alla Bufalotta che è fuori città e la domenica è chiuso! Che senso ha un centro commerciale che è chuso di domenica?" E giù risate volgari in condivisione con una collega. Vorrei intervenire e zittire le bugie che questa stupidina millanta. Invece, rimetto nello scaffale il libro che stavo comprando. Tiè.

Oggi, venerdì mattina. Sciopero dei mezzi pubblici. Così sveglia alle 7 e vagabondaggio in giro per non so dove. Tipo capolinea Maciachini.

Fa caldo, il sole picchia, sulle scale mobili della metro c'è scritto 'mantieni la destra' o qualcosa del genere.

Milano mi sta piacendo.

mercoledì, 07 maggio 2008
è uscito il nuovo libro di de carlo. parla di uno che si insinua come un virus nelle vite di qualcun altro. per la prima volta dagli anni '90 la mattina del rilascio alle ore 8:00 non ho bussato alla porta della libreria. no. lo sto ignorando. vediamo se resisto.
è uscito il nuovo libro di nick hornby. dicono sia una specie di romanzo di formazione di un adolescente. uhm. insomma territori inesplorati e lande misteriose.
è uscito il nuovo libro di roberto alajmo. è un romanzo. non lo so. vediamo. roberto alajmo è quella cosa -la miglior cosa, a mio avviso- che sta a metà tra un cronista, un osservatore e un narratore. romanziere non lo so.
e così. sono uscito dalla libreria con uno dei miei soliti coup de théatre. 'sogni all'alba del ciclista urbano'. giovane talento brasiliano e bla bla tutte le stupidaggini da quarta di copertina. magari mi pento. ma il titolo, cazzo. una specie di freccia gigantesca e scritta intermittente: comprami, comprami! che poi, il titolo originale è diverso e questo dovrebbe titillare la mia intransigenza. invece no. sto invecchiando. mi scopro indulgente con chi si permette di sedurmi con traduzioni di titoli immaginifiche.

shonda rhimes mi chiama e mi fa: e va bene, hai vinto tu! facciamo tornare addison. ma, perpiacere, ricomincia a guardare grey's! non lo so, le ho risposto. vediamo. per ora torna da guest. quando sarà regular, ne riparliamo. addison, addison.

(a roma si agitano i primi vagiti revan-fa-scisti). a roma c'è il sole. ma anche c'è una leggera giannetta che non ti aspetti. ti illudi che. e poi verso le due, le tre del pomeriggio inversioni a 'u' di nuvolaglie sparse. si gira in piumini leggeri. o in t-shirt pesanti. ci si muove guardando per aria, cercando un qualche indizio che agevoli il tragitto -uno qualunque-.

in tutto questo, me ne vado a milano per qualche giorno. telefilm festival. ho un accredito che mi aspetta -l'accredito è: sei sulla lista? come un locale snobettino qualsiasi-. l'anno scorso per averlo, l'accredito, dovetti sudare molto -me lo dissero solo il giorno prima e quindi, offeso da cotanta mancanza di rispetto, non andai-, quest'anno è bastato sventolare via mail il mio status di fiction's writer: in venti minuti stavo dentro. telefilm festival. ottimo cartellone di anteprime e tavole rotonde. gli ospiti più attesi: il cast di gossip girl e quello de i cesaroni. a parte che elena sofia ricci dal vivo sembra una ragazzina e io già l'ho vista in mezzo al delirio dell'adriano in roma -piazza cavòr-, ecco, per uno -io- che l'anno scorso ha conosciuto john locke chiacchierandoci una buona mezzoretta -non è vero, che ci ho chiacchierato, cioè io parlavo e lui mi guardava attraverso, però me la racconto ugualmente così, fa più effetto- beh insomma uno -io- che ha potuto constatare che john locke è altissimo -i file in .avi accorciano, evidentemente- e che ha in comune con lui la stessa maglietta arancione, beh, vi renderete conto che del cast di gossip girl può farne anche a meno. però se lo farà bastare. per dire, qualche anno fa allo stesso festival c'era il cast di grey's e nessuno o quasi li conosceva. quindi, evviva blair evvivia serena -sto parlando di gossip girl-

milano. di qua. milano. di là. pfui. vediamo. intanto mi aspetto grandi cose dal wireless meneghino. nel caso, aggiornamenti a go go sul festival -fingerò di essere un blog main-stream-serio-. altrimenti, ci si rilegge poi. con qualche certezza in più. su milano, dico. ah, per i milano-stanziati. io sarò ubicato tra san babila e il duomo. almeno così dice google maps. quindi se volete palesarvi, sapete dove trovarmi. ne sarò lieto. ah, e poi nel programma mi si promette: un mini-set-live dei baustelle -giusto il tempo di fare charlie, colombo, e magari anche baudelaire o il liberismo- e un-non-so-che dei bee hive. sì, i bee hive. la reunion dei bee hive. posso mancare?

le cose, a volte, cascano proprio a fagiuolo.
martedì, 06 maggio 2008
volevo dire due cose.

uno) tre mesi fa la mia coinquilina -la fu vispa- se ne andò con gli occhi spenti, portandosi via un'amicizia e un asse da stiro. l'asse da stiro. passai i giorni successivi come un furetto, a cercarne uno nuovo, incrociando marche e prezzi e varietà floreali del telo da stiro. girai vari centri commerciali. alla fine, esausto, trovai quello giusto. costava 10,90 euro. tutto tronfio tornai a casa. pioveva. ma io ero felice. avevo il mio asse da stiro nuovo. lo posai, imballato com'era, nello sgabuzzino. domani lo scarto, pensai. e invece ci ho messo tre mesi. ieri, che era il 5 maggio, l'ho usato per la prima volta. a maggio si apre ufficialmente la stagione dello stiro. da maggio a novembre. un po' come il footing. e come il piumone che non c'è. freddo/caldo. eppure è così semplice, a volte, la vita. l'asse da stiro. tre mesi fa mi sembrava l'urgenza più urgente da colmare. invece no. era qualcosa tipo la famosa sicurezza degli oggetti. non ne sono sicuro, ma credo sia così. è così semplice, a volte.

e due) chi l'avrebbe mai detto. io, il re dei lavaggi. dei capi colorati. della brillantezza dei capi chiari. io, mai fallace, ebbene io -doveva capitare, prim'o poi- ho sbagliato candeggio. dice: e vabbè. no, vabbè un cazzo. ti pare che la prima volta che sbaglio candeggio lo vado a sbagliare con la mia felpa preferita?

riduciamo la portata semantica di 'mia felpa preferita': la stessa felpa che una volta per qualche giorno scappò di casa -si era innamorata di una t-shirt semplicemente irresistibile, lo ammetto- e io stampai dei volantini con la sua sagoma sopra. quando poi la ritrovai nascosta nel portabagagli di un'altra auto -è sempre stata melodrammatica- la abbracciai, la strinsi a me e le giurai che non le avrei mai più fatto del male. e invece.

la mia felpa preferita è blu. ha le rifiniture bianche. ha i polsini bianchi. avete già capito. quei polsini adesso non sono più esattamente bianchi. sono grigi. ma un grigio strano. un grigio tipo di qualcosa che è caduto in una pozzanghera. non riesco ancora a capacitarmene.

ora. qualcuno mi dica che c'è un rimedio. io posso far tornare magicamente quei polsini bianchi, vero? ditemi di sì, anche se è no. ma se è davvero sì, sappiate che io sono pronto a tutto, anche all'acido muriat- alla candeggina. al lysoform, toh.

chiudi sul soldato tieffemme che stringe tra le braccia la sua felpa preferita, la guarda mentre gli passa davanti agli occhi
tutta la vita assieme, se la porta al petto con gli occhi che gli si gonfiano di lacrime, infine pensando: e adesso, che ne sarà di noi?
lunedì, 05 maggio 2008
Stava lì sulla porta, con la cassetta degli attrezzi nella mano destra. I capelli rossicci, con un ciuffo ben curato. Pare Claudio Lippi, pensò Tieffemme. Gli occhiali da sole in testa. Gli occhiali da vista penzolanti sul petto. E una sigaretta lenta all'estremo destro della bocca. La cenere sembrava disegnata nell'aria.

-Allora, mi fai entrare? Chiese quello, impaziente.
- Ah certo. Prego. Scusi. Rispose Tieffemme, a disagio per aver esitato un attimo di troppo. Chissà cosa aveva in mente.

L'uomo cominciò a trafficare sui cavi del telefono. Un groviglio.
- Chi ha fatto questo macello? Domandò seccato.
Tieffemme ci mise un attimo a decifrare la domanda. Le parole uscivano piane e roche dalla bocca dell'uomo. La sigaretta.
- Ehm, vecchi inquilini. Boh. Fece Tieffemme, mantenendosi sul vago. Chissà se ci ha creduto, pensò mentre si grattava la nuca.

L'uomo svitò la cassetta. I fili sembravano a posto. Ma la linea telefonica no.
- C'è una centralina, in questo palazzo? Domandò facendosi leva sul ginocchio destro per rialzarsi.

***

- Non ne ho idea! Ieri mattina ci siamo svegliati e niente. Isolati dal mondo.
Tieffemme stava spiegando per l'ennesima volta la sua versione dei fatti. I gradini erano quasi finiti.
Arrivarono.
L'uomo prese un lungo cacciavite e con un colpo secco aprì lo sportello della centralina, che apparve nella sua nudità ai loro occhi.
Tieffemme fece un balzo indietro per l'orrore.
L'uomo si voltò verso il panico di Tieffemme. Diede un'aspirata alla sua Marlboro. Sbuffò. Sorrise. Non era di certo la prima volta che vedeva scene del genere.

Tutti i cavi tranciati di netto.

- Ma chi può essere stato? Chiese tremebondo Tieffemme.
- Ah, e lo dici a me? Di sicuro non è stato uno di noi tecnici. Vedi?
Tieffemme si avvicinò a quello spettacolo indecente.
- I cavi non sono tagliati in modo uniforme. Guarda. Hanno usato una volgare forbice da cucina. Dilettanti.
L'uomo si chinò verso la cassetta degli attrezzi.
- Se fosse stato uno di noi, avrebbe usato questa. E mostrò a Tieffemme una tronchesina. L'uomo la mosse un po' in aria. La tronchesina luccicò.
- Un colpo netto. E zac! Fece l'uomo mimando onomatopeicamente il gesto.

Tieffemme osservò il disastro ancor più da vicino. Ci mise qualche secondo ad abituarsi al buio del sottoscala. Chi poteva voler così male a lui e agli inquilini del suo palazzo? Chi poteva aver interesse ad isolare completamente la sua scala?
- E' come nei fumetti di Diabolik. Attaccò l'uomo, quasi leggendo nel pensiero di Tieffemme. Diede un'aspirata alla sigaretta e continuò.
- Le rapine vanno fatte con comodo. Disse mentre trafficava con un accendino.
- Vero! Che poi, tutto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica! Esclamò Tieffemme con lo stesso entusiasmo di chi ha appena vinto al gratta e vinci, salvo poi scoprire che il premio è di due euro. Si grattò la nuca. E pensò: sì, ma che senso ha? Garantirsi una via di fuga. In questo modo, mica...
- Gà. Non siamo negli anni '50. Riprese l'uomo, mentre saldava i cavi. E' chiaramente uno sgarro. Prese la sigaretta tra indice e pollice, diede un'ultima aspirata. La buttò per terra, con disprezzo. Ci passò un piede sopra.
- Uno sgarro. Ripetette mentre staccava con un morso un pezzo di nastro isolante completando l'opera d'arte. Chiuse la centralina, chiuse la cassetta degli attrezzi. Fece un cenno del capo. Se ne andò.

Tieffemme lo osservò allontanarsi, nel grigio dell'orizzonte nebuloso di quel lunedì mattina. Lo seguì con lo sguardo. L'uomo si accese una sigaretta, ancora. Poi voltò l'angolo e sparì. Per sempre. Tieffemme si voltò verso la centralina. La osservò qualche secondo, immerso in interrogativi senza risposta. Improvvisamente si ricordò di aver lasciato la porta di casa aperta.

giovedì, 01 maggio 2008
dei primimaggi passati in città -e fuori città, è uguale- non ho mai capito una cosa:

ma i panini vanno avvolti nella carta stagnola o nella pellicola?

secondo me c'è una bella differenza. io per non far torto alla bresaola e al lerdammer, li avvolgo nel tovagliolo del discount. secondo me poi la carta stagnola fa male. qualcosa tipo che guasta l'appetito.

e poi.

dài, fàmo la colazione al sacco e tutto il resto -si parte che si è in 5 che ti tocca salutare per sempre un pezzo della tua vita romana che se ne torna indietro per sempre, appunto, che qui, a roma, non c'è più posto e giù, anzi gggiù, un letto matrimoniale invece lo trovi: 'andiamo a convivere', 'potrei commuovermi, lo sai?'- dicevo si parte in 5 ma alla fine si uniranno le puglie e le calabrie e schegge impazzite di campania e sicilia per la comitiva delle comitive, quel gruppone di amici per la pelle e per il fumo che al ritorno, un attimo prima del tramonto, si saranno già scordati di te e delle tue vite del cazzo e ci vediamo l'anno prossimo qui, proprio qui, in mezzo ai bonghi,

comunque
non si è mai capito perché quando domandi ai tuoi amici:

ce l'hai un telo da portare?

c'è un fuggi fuggi generale. nessuno mai ha un cazzo di telo. sì la natura è bella, ma quando torno a casa non c'è mammina che mi smacchia l'unico paio di jeans sopravvissuto ai guasti del generale inverno. mi tocca chinarmi sulla vasca e andarci giù pesante di smacchiò. e a me il mal di schiena mi vuole bene.

non ho mai avuto un telo in vita mia.

villa ada. fantasia portami via. ma lontano proprio.
 e sì, il concertone mi ha rotto le palle e no, non vado al concertone -questo per mia madre, mio padre, i miei amici non romani, i miei amici non italiani, la gente che passa per strada e la mia vicina di casa che pare non abbiano altro da chiedere: che fai oggi, vai al concertone? sì, ci vado, ma prima mi ammazzo-

UPDATE:
nessuno ha portato il telo, come previsto. Nessuno nel senso che gli altri ce l'avevano, per sè. Io, joujou e un paio: sul verde, con più o meno felicità. Ho mangiato i tramezzi intramezzati con il tovagliolo, ho preso un po' di sole, mi sono stufato, ho preso il pallone molten da pallavolo, ho detto chi mi ama mi segua, mi hanno seguito in tre, dal laghetto siamo andati allo spiazzo -lo spiazzo di villada, con decine di centinaia di migliaia di palloni volanti e un pallone volante mi ha accolto all'ingresso dello spiazzo, io ho calciato di piatto per porgerlo gentilmente al suo legittimo proprietario ma sbagliando mira l'ho colpito nelle parti intime, cioè sulle palle, lui è rotolato per terra urlando di dolore ma non me ne ha voluto male, e di questo lo ringrazio-, ci siamo messi a giocare e altri tre ci hanno detto: giochiamo assieme? sì, assieme, senza dire nè ciao nè altro ci siamo messi a cerchio e ticchete e tacchete e bagher, e mentre giocavamo a due passi da noi un ragazzo e una ragazza sdraiati hanno preso ad amarsi, sotto le nostre pallonate, prima solo bacetti tipo soapopera, poi giri di lingua sempre più audaci, e toccate di tetta e la passion non si trattien, e lui aveva la tuta e ora tutti gli uomini -e anche tutte le donne- sanno per esperienza personale cosa succeda quando indossi la tuta e ti rotoli sull'erba come un polipone: c'erano anche dei bambini, ma nessuno ha detto niente, uh come siamo civili, anzi ipocriti- e poi ho riso, ho preso il pallone e me ne sono andato.
martedì, 29 aprile 2008
Un giorno ci guarderemo indietro e capiremo. Capiremo l'insondabile di questi anni '00 -che poi: gli anni sessanta, settanta, ottanta, novanta e: duemila? naahhh, non mi piace-. Capiremo la reale levatura di certi distinti signori. Distinti statisti. Distintistatistidisto.

Alemanno. SchiFini. Che prendono il posto dei due sindacalisti e che quando andranno in giro faranno proprio una gran bella figura. Anche un gran bell'articolo. SchiFini. E Cuffaro. Il senatore Cuffaro. Uomo probo e pio. Tutto amici, cannoli e famiglia. Ma che sa anche come divertirsi per bene. Per esempio ballando Enola Gay (via Rosalio, ottimo blog di a da in con su per tra fra Palermo).



Purtroppo il video è un po' buio. Ma ammetterete che la stoffa -della camicia- c'è. Specie quando mulina i diti indici. Quando shakera le spalle, poi, non ce n'è per nessuno. Anzi, pì nuddu. Sul tubo c'era anche un video del senatore Cuffaro che ballava YMCA. Ma lo hanno già rimosso. Peccato. Io l'ho visto. Non sapete, voi umani.

Anni '00. Un giorno ci guarderemo indietro e capiremo. Capiremo il grande lustro che questi statisti avranno dato al Nostro Paese.

Lustro: s.m. 1 Lucentezza; 2 (lett.) Splendore: il l. della fiamma; 3 (fig. lett.) Decoro, gloria, vanto: un'impresa che dà l. al paese| Persona o cosa che costituisce vanto: è stato il l. della famiglia; 4 Spazio di cinque anni. SIN. Quinquennio.
martedì, 29 aprile 2008
Dai Nanà, S.O.S.

Appello a tutti gli internettiani all'ascolto. Appello serio, serissimo.


Dunque. Come funziona? Io vado in giro inda blogosfera, trovo qualche blog che mi piace, lascio un commento o una traccia con il mio avatar. Qualcuno lo vede, ci clicca su e si ritrova su TFM. Ebbene, da qualche tempo tutto ciò mi è precluso all'infuori di splinder. Vedendo l'andazzo di questi ultimi tempi, penserei che trattasi di una macchinazione ordita ai miei danni. Più probabile, invece, una semplice conventio ad excludendum.

Lasciando perdere blogspot e wordpress -che frequento poco, per motivi diversi- il problema si presenta con i siti che hanno un dominio che finisce per .it o per net. Se qualcuno clicca sul mio avatar o su 'TFM' ecco cosa spunta (se volete fare la prova cliccate sul commento da me lasciato ieri da quadrilatero. Ma lo stesso accade su velenero, daveblog, signorponza. Cioè everywhere):

Immagine 1
il sito snakeoil.com -?- usa un certificato blabla -?- scaduto nel 2001 -?- e l'orologio -?- forse è sbagliato -?-

clicco su continua e:



Immagine 2'esiste la possibilità che qualcun altro stia cercando di intercettare la comunicazione con il sito'. QUALCUN ALTRO CHI? e poi:
'se si sospetta che il certificato non appartenga a tuttofamedia.splinder.com si consiglia di annullare la connessione'. E qui, il mondo in preda al terrore clicca annulla e vaffanculo a tieffemme.
Ma se per caso si clicca su OK, spunta una pagina la cui URL è la seguente:

Immagine 4

Notare la ciliegina rossa che mi sa tanto di presissima per il culo. Ma poi, vogliamo parlare di: Https? Chi mi fa la traduzione? Scambio con le figurine di Marino Magrin del 1987. Giuro.

Conclusione: non solo nessuno viene più sul mio blog, ma allo stesso tempo chi si imbatte in questa cosa -?- associa una sensazione di negatività e malanimo al tapino tieffemme. E siccome nessuno vuole un tieffemme tapino:

- Qualcuno sa dirmi che cazzo succede? Se sì, me lo risolve?
- Altri splinderiani subiscono lo stesso trattamento? Se sì, facciamo una lobby? O un sindacato? Una cordata ponte?

Chi sa parli, grazie. Non ci dormo la notte.

Mi consolo scaricando -legalmente- il nuovo singolo dei coldplay -sul loro sito, per una settimana-

UPDATE1: tutto risoto, era soo un probema di ee che era satata, e infatti sto sbattendo a testa sua tastiera. Scemo, me o dico da soo.

UPDATE2: va bene che devono smaltire milioni di richieste, ma 'sti coldplay se la tirano troppo: sono sei ore aspetto l'email di chris martin.