Ieri sono stato all'Ikea. No, niente da arredare, vistochè non ho appena cambiato casa ma mai dire mai, in effetti è da troppo -troppo secondo i miei canoni- che sto fermo qui dove sono adesso. Dovevo solo puntellare. Puntellare ovvero acquistare quattro cose -come le squadre di calcio che dicono Siamo a posto così con il mercato, dobbiamo solo puntellare il centrocampo: ecco, il Milan compra Emerson e io compro un porta foto a 9 euro,
e quindi che stavo dicendo? ah sì che sono stato all'Ikea e mentre passavo nell'angolo cucina e cose così e mi ripetevo a bassa voce non cedere alle puttanate, non cedere!, soppesando al contempo un bollitore a 6 euro -io odio i bollitori, ma non quelli inglesi, cioè se abitassi in Inghilterra -W!- amerei i bollitori, credo per ragioni legate allo smodato utilizzo del thè, e io già ne bevo molto, qui sulla Tiburtina- e chiedendomi altresì che farmene di un sottopentola di sughero e di uno spremiaglio e di uno schiacciapatate e di una tovaglietta all'americana rossa e blu -tutto intorno allo 0,99 euro, che affare! ma poi li ho lasciati lì e che resti tra noi- ho pensato questa cosa:
che sì, io me la sto raccontando così, che sono andato all'Ikea per puntellare, come se fosse normale farsi quattro uscite di raccordo e mezzoretta di placido traffico delle dodici di un mercoledì qualunque, ma in realtà non è così,
la verità è che io ne sono schiavo, dell'Ikea. La schiavitù di chi c'è cascato la prima volta. E poi una seconda. E poi una terza. E infine. Le prime volte, quando tutto appare per quello che deve apparire: la meraviglia dei colori, dei cuscini, delle candele
-a proposito, la candela è la precipua dimensione che sancisce il grado di schiavitù al dio pagano svedese: se quando andate ne comprate almeno tre siete semplicemente dei candelomani, se fate incetta di candele alla lavanda, alla vaniglia e all'arancia siete definitivamente addicted e anche un po' fissati, se invece comprate quell'odioso sacchettino con centinaia di candeline mortuarie, sì mortuarie, diciamolo!, allora siete da internare e le chiacchiere stanno a zero; la seconda variabile di schiavitù è data dalla percentuale di sgranamento della cornea dinnanzi all'angolo occasioni: quel 'non luogo' orrendo e pieno di scarti di magazzino che sta vicino alla cassa: se vi muovete infoiati come delle gazzelle in calore, allora, amici miei, non v'è spes per voi; e infine ci sarebbe la dimistichezza con il trapano ma qui non approfondisco che qualcuno potrebbe fraintendere-
la meraviglia, dicevo, di tutto quello che loro, i malvagi svedesi, ti fanno credere tu abbia completamente bisogno -e un bisogno disperato-: soprattutto i prodotti della linea Flarke e Aneboda e i dolcetti al pistacchio e al cioccolato -che fanno anche cagare, tra l'altro. Giratevi qualche casa di qualche pseudo-trentenne: se non trovate nessuna libreria mezza storta o porta cd che dovrebbe stare piantato sul muro ma che alla fine per pura neghittosità -e basta con questo trapano!- poltrisce in un angolo della casa, allora quel tipo o è manu chao o è uno che vive fuori dal mondo -o tutti e due, e comunque: beato lui!
Insomma all'inizio è tutto mirabilioso, e tu compri, compri, e compri, tanto c'è la postepay ricaricabile -che è gialla e blu, come l'Ikea. Ma più compri e più firmi la tua condanna alla schiavitù. Urge esempio. Il letto. Il materasso. I cuscini. I piumoni. Chi è cascato nella rete, sa. I letti e i materassi non hanno misure standard, ma tutte loro -le dimensioni Ikea- Un po' come la sterlina e l'euro -non so se il paragone regga, nella mia testa sì.
Così io oggi dovevo comprare un lenzuolo di sopra e un lenzuolo di sotto con gli angoli e un copriletto e no! non son potuto andare come tutti i cristiani normali al mercatino di monti tiburtini o all'auchan, no! sono dovuto andare all'Ikea perché lì e solo lì. Con una faccia lunga manco fossi pluto: dov'è finita la portentosa allegria dei primi tempi -quel sorriso beota che si rifletteva sulle frecce del pavimento: gli occidentali fanno oh-, eh, dov'è finita?
E se per caso, una volta tornato a casa mi fossi accorto che il tal lenzuolo non andava bene, patate! dovevo tenermelo, perché chi ci torna fino in culonia? Ecco. Ed ecco cosa intendo per schiavitù. Non puoi ribellarti a te stesso. Hai bisogno di quel bisogno! Ma non è solo una questione di lenzuola, ma anche di organizzazione dello spazio. Una volta che hai stipato la tua stanza di tende svanna e cornici sbilla e cassettiere robin e comodini di legno grezzo, se per caso ti avanza spazio, come puoi pensare, brutto scimunito, di infilarci un tavolino comprato, che ne so, alla Rinascente? Quel tavolino non c'entrerà mai un cazzo, sarà sempre e comunque un pesce fuor d'ikea. Un po' come avere un album di figurine panini sul calcio con una figurina mancante -che ne so, Roberto Tricella o Ivano Bonetti- e completarlo con una figurina di Tom Becker o di Danny Mellow. Non c'entra un cazzo! E così, se ti avanza un buco di 30cmx30cm vedrai che tornerai, di default e senza porti nemmeno interrogativi cui peraltro non sapresti ripondere, all'Ikea: vuoi che non ci sia uno scaffale fighissimo a 7,99 euro pronto a rallegrare la tua altrimenti inane esistenza?
e quindi che stavo dicendo? ah sì che sono stato all'Ikea e mentre passavo nell'angolo cucina e cose così e mi ripetevo a bassa voce non cedere alle puttanate, non cedere!, soppesando al contempo un bollitore a 6 euro -io odio i bollitori, ma non quelli inglesi, cioè se abitassi in Inghilterra -W!- amerei i bollitori, credo per ragioni legate allo smodato utilizzo del thè, e io già ne bevo molto, qui sulla Tiburtina- e chiedendomi altresì che farmene di un sottopentola di sughero e di uno spremiaglio e di uno schiacciapatate e di una tovaglietta all'americana rossa e blu -tutto intorno allo 0,99 euro, che affare! ma poi li ho lasciati lì e che resti tra noi- ho pensato questa cosa:
che sì, io me la sto raccontando così, che sono andato all'Ikea per puntellare, come se fosse normale farsi quattro uscite di raccordo e mezzoretta di placido traffico delle dodici di un mercoledì qualunque, ma in realtà non è così,
la verità è che io ne sono schiavo, dell'Ikea. La schiavitù di chi c'è cascato la prima volta. E poi una seconda. E poi una terza. E infine. Le prime volte, quando tutto appare per quello che deve apparire: la meraviglia dei colori, dei cuscini, delle candele
-a proposito, la candela è la precipua dimensione che sancisce il grado di schiavitù al dio pagano svedese: se quando andate ne comprate almeno tre siete semplicemente dei candelomani, se fate incetta di candele alla lavanda, alla vaniglia e all'arancia siete definitivamente addicted e anche un po' fissati, se invece comprate quell'odioso sacchettino con centinaia di candeline mortuarie, sì mortuarie, diciamolo!, allora siete da internare e le chiacchiere stanno a zero; la seconda variabile di schiavitù è data dalla percentuale di sgranamento della cornea dinnanzi all'angolo occasioni: quel 'non luogo' orrendo e pieno di scarti di magazzino che sta vicino alla cassa: se vi muovete infoiati come delle gazzelle in calore, allora, amici miei, non v'è spes per voi; e infine ci sarebbe la dimistichezza con il trapano ma qui non approfondisco che qualcuno potrebbe fraintendere-
la meraviglia, dicevo, di tutto quello che loro, i malvagi svedesi, ti fanno credere tu abbia completamente bisogno -e un bisogno disperato-: soprattutto i prodotti della linea Flarke e Aneboda e i dolcetti al pistacchio e al cioccolato -che fanno anche cagare, tra l'altro. Giratevi qualche casa di qualche pseudo-trentenne: se non trovate nessuna libreria mezza storta o porta cd che dovrebbe stare piantato sul muro ma che alla fine per pura neghittosità -e basta con questo trapano!- poltrisce in un angolo della casa, allora quel tipo o è manu chao o è uno che vive fuori dal mondo -o tutti e due, e comunque: beato lui!
Insomma all'inizio è tutto mirabilioso, e tu compri, compri, e compri, tanto c'è la postepay ricaricabile -che è gialla e blu, come l'Ikea. Ma più compri e più firmi la tua condanna alla schiavitù. Urge esempio. Il letto. Il materasso. I cuscini. I piumoni. Chi è cascato nella rete, sa. I letti e i materassi non hanno misure standard, ma tutte loro -le dimensioni Ikea- Un po' come la sterlina e l'euro -non so se il paragone regga, nella mia testa sì.
Così io oggi dovevo comprare un lenzuolo di sopra e un lenzuolo di sotto con gli angoli e un copriletto e no! non son potuto andare come tutti i cristiani normali al mercatino di monti tiburtini o all'auchan, no! sono dovuto andare all'Ikea perché lì e solo lì. Con una faccia lunga manco fossi pluto: dov'è finita la portentosa allegria dei primi tempi -quel sorriso beota che si rifletteva sulle frecce del pavimento: gli occidentali fanno oh-, eh, dov'è finita?
E se per caso, una volta tornato a casa mi fossi accorto che il tal lenzuolo non andava bene, patate! dovevo tenermelo, perché chi ci torna fino in culonia? Ecco. Ed ecco cosa intendo per schiavitù. Non puoi ribellarti a te stesso. Hai bisogno di quel bisogno! Ma non è solo una questione di lenzuola, ma anche di organizzazione dello spazio. Una volta che hai stipato la tua stanza di tende svanna e cornici sbilla e cassettiere robin e comodini di legno grezzo, se per caso ti avanza spazio, come puoi pensare, brutto scimunito, di infilarci un tavolino comprato, che ne so, alla Rinascente? Quel tavolino non c'entrerà mai un cazzo, sarà sempre e comunque un pesce fuor d'ikea. Un po' come avere un album di figurine panini sul calcio con una figurina mancante -che ne so, Roberto Tricella o Ivano Bonetti- e completarlo con una figurina di Tom Becker o di Danny Mellow. Non c'entra un cazzo! E così, se ti avanza un buco di 30cmx30cm vedrai che tornerai, di default e senza porti nemmeno interrogativi cui peraltro non sapresti ripondere, all'Ikea: vuoi che non ci sia uno scaffale fighissimo a 7,99 euro pronto a rallegrare la tua altrimenti inane esistenza?
- who: TuttoFaMedia | when: 00:18 | what: vita vissuta, mosmoris, cose di roma
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