Circa Firenze. Int. Treno. Carrozza 6, posti 76-74.
Il giovane uomo di 29 anni scrive ininterrotto da un paio d’ore, ascoltando dell’indiscutibile ottima musica. Il viaggio scivola via che è una meraviglia, finché il suo dirimpettaio, uomo di mezza età, con il viso ebbro di efelidi, indiscutibilmente straniero, non decide di fare l’ice-breaker e gli fa:
-Scusi, parli inglish o frencese?
Il giovane uomo di 29 anni si stacca gli auricolari, non celando una certa malmostosità d’animo:
-Eh?
-Tu parla inglish o frencese?
Frencese. Il giovane uomo pensa: allora avevo capito bene. Mette da parte l’astio interruptionis e:
-Oh yeah, English is my bread!
L’uomo di mezza età fa uno sbuffo di relax e chiede, indicando il portatile:
-Are you studying?
Il giovane uomo fa un sorriso come a dire sì, lo so, tutti mi scambiano per un simpatico minorenne, ma la barba dovrebbe pur dir qualcosa, tipo:
-I’m twenty-nine. I’d like to be a student, but I’m twenty-nine.
-Oh, really? Ah-ah.
-…
(da adesso in poi il dialogo prosegue in italianglish, che se sapessi riportare esattamente le battute il mio inglese sarebbe davvero amazing. Amazing! E io non sarei qui. Il ‘qui’ è da intendersi in senso lato).
-E che fai nella vita? Domanda lo straniero.
-A lot of things. Risponde l’ital-sicul-maiachin-romano.
-?
-I’m fiction’s writer, for example.
-Ma dai? Fico!
-Bah. I don't think so. Actually, I ‘was’ fiction’s writer.
-Ohnnoh!
E sei stato al North-Italy per motivi di lavoro?
-Diciamo. I come from Telefilm Festival of Milano.
-Ma dai? Fico!
-Bah. I don't think so.
- Ohnnoh!
- Yep.
-Why?
-Becuz-
Insomma a questo punto il giovane uomo di 29 anni si mette a spiegare i dieci motivi per cui tutto sommato il Telefilm Festival gli è rimasto indigesto, come quando mangi il pesce e dopo qualche ora ti accorgi che quelcertoqual fastidio insopportabile altro non è che una spina intrappolata nel palato e così ti tocca mettere le dita in bocca e: scippartela con decisione.
Ecco un sunto dell’operazione orale.
1) I telefilm sono di tutti, non sono di Steel, Joy, Mya o Fox. Il bello dei telefilm al cinema è vedere finalmente “i nostri eroi” sul grande schermo. Vedere il marchio di questo o quel canale in basso a destra come in una tv qualsiasi è stato come ricevere un colpo sotto la cintola in quegli sport che vietano i colpi sotto la cintola. Da cui:
2) Va bene gli sponsor e i soldi e tutto il resto, ma lo spettacolo offerto dai canali digitali Mediaset è stato i-n-d-e-c-e-n-t-e. Non si trattano così i telefilm –spot prima, spot dopo: l’anno prossimo che fanno, li mettono in mezzo?-
3) Senza gara non c’è Festival –sì, come a Sanremo-
4) Non bastano un telefilm spagnolo, uno australiano e uno di non so dove per dire: siamo internazionali.
5) Va bene fare le nozze con i fichi secchi, ma pompare fino all’assurdo il remake della Donna Bionica con Michelle Ryan ospite prestigiosissima, quando la suddetta Donna Bionica è stata soppressa dalla Nbc, non va bene, non è onesto con gli spettatori meno smaliziati.
6) Il sistema audio spesso era pessimo. Molti sono scappati da “Sin tetas no hay paraiso”, per esempio. Per non parlare dei Workshop.
7) Un buon festival –di qualunque arte e parte- deve a mio avviso raggiungere un efficace equilibrio tra ‘massa’ e ‘nicchia’. Comodo fare il dibattito con Silvia Toffanin, Lucilla Agosti, Valeria Bilello, Chicco Sfondrini, e i Cesaroni e poi dire: grande successo di pubblico! Grazie al cazzo, ho visto ottenni e novenni piangere e tentare il suicidio per Ludovico Fremont. Telefilm Festival. Di cosa stiamo parlando?
8) Ignorato –appunto e specie nei dibattiti tra dirigenti tromboni- il fenomeno del peer to peer e delle serie viste in originale con l’ausilio dei volontari traduttori. Ok, scaricarsi le puntate è qualcosa di para-legale ma è un fenomeno che esiste. Ancora di nicchia, ma esiste. Da cui:
9) Pompare come anteprime assolut-mondial-universali serie come Pushing Daisies e Chuck è ipocrita: tutti in sala avevamo già visto tutto, e ridevamo un attimo prima delle battute. Eravamo lì per poter con-dividere finalmente con altri pazzi una passione al di fuori dei nostri divani e delle nostre notti insonni. E per giudicare il doppiaggio –quello di Chuck, è fatto molto bene, comunque-. Viceversa. Ottima invece l’operazione legata a Boris 2: anteprima vera, reale, concreta, tutto il cast presente. Questo è festival, casomai.
10) “Telefilm Festival”. L’anno prossimo chiamatelo “Telefilm Vetrina”. O “Telefilm Markette di Mediaset che siccome deve lanciare i nuovi canali digitali e siccome ha sborsato dinari sonanti per avere in esclusiva anche serie fallimentari allora fa il comodo suo e siamo tutti felici e contenti”.
Ora vado. Devo scacciare un calabrone dalla mia stanza. O dalla mia testa.
UPDATE-ISSIMO: Roma, milioni di abitanti. Roma, Metro B, ora di punta. Milioni di viandanti. Ultima carrozza della Metro B di Roma, ora di punta: milioni di gente in piedi. Accanto a me. Un ragazzo e una ragazza. Si sbaciucchiano. Si sbaciucchiano con il risucchio. Lui si stacca e dice: Che poi, le prime due le hanno fatto in playback, vero? Lei risucchia e poi dice: E quel punk che sapeva tutte le parole di MIO DOLCE AMORE e di BABY I LOVE YOU?
Ora. Capisco che io vivo di coincidenze e di 'tuttotorna' e che praticamente tutta la mia vita si fonda su cose di questo tipo. Però quando è troppo è troppo: mi stanno prendendo per il culo? In piazza a Milano quanti eravamo? Duecento? Ebbene, due di quei duecento+ io ora siamo appiccicati ad altezza Castro Pretorio-Policlinico. E questi due adesso parlano anche di Gilmore Girls e di Grey's Anatomy! Ovviamente qualcosa vorrà dire. Sì, ma cosa?
Il giovane uomo di 29 anni scrive ininterrotto da un paio d’ore, ascoltando dell’indiscutibile ottima musica. Il viaggio scivola via che è una meraviglia, finché il suo dirimpettaio, uomo di mezza età, con il viso ebbro di efelidi, indiscutibilmente straniero, non decide di fare l’ice-breaker e gli fa:
-Scusi, parli inglish o frencese?
Il giovane uomo di 29 anni si stacca gli auricolari, non celando una certa malmostosità d’animo:
-Eh?
-Tu parla inglish o frencese?
Frencese. Il giovane uomo pensa: allora avevo capito bene. Mette da parte l’astio interruptionis e:
-Oh yeah, English is my bread!
L’uomo di mezza età fa uno sbuffo di relax e chiede, indicando il portatile:
-Are you studying?
Il giovane uomo fa un sorriso come a dire sì, lo so, tutti mi scambiano per un simpatico minorenne, ma la barba dovrebbe pur dir qualcosa, tipo:
-I’m twenty-nine. I’d like to be a student, but I’m twenty-nine.
-Oh, really? Ah-ah.
-…
(da adesso in poi il dialogo prosegue in italianglish, che se sapessi riportare esattamente le battute il mio inglese sarebbe davvero amazing. Amazing! E io non sarei qui. Il ‘qui’ è da intendersi in senso lato).
-E che fai nella vita? Domanda lo straniero.
-A lot of things. Risponde l’ital-sicul-maiachin-romano.
-?
-I’m fiction’s writer, for example.
-Ma dai? Fico!
-Bah. I don't think so. Actually, I ‘was’ fiction’s writer.
-Ohnnoh!
E sei stato al North-Italy per motivi di lavoro?-Diciamo. I come from Telefilm Festival of Milano.
-Ma dai? Fico!
-Bah. I don't think so.
- Ohnnoh!

- Yep.
-Why?
-Becuz-
Insomma a questo punto il giovane uomo di 29 anni si mette a spiegare i dieci motivi per cui tutto sommato il Telefilm Festival gli è rimasto indigesto, come quando mangi il pesce e dopo qualche ora ti accorgi che quelcertoqual fastidio insopportabile altro non è che una spina intrappolata nel palato e così ti tocca mettere le dita in bocca e: scippartela con decisione.
Ecco un sunto dell’operazione orale.
1) I telefilm sono di tutti, non sono di Steel, Joy, Mya o Fox. Il bello dei telefilm al cinema è vedere finalmente “i nostri eroi” sul grande schermo. Vedere il marchio di questo o quel canale in basso a destra come in una tv qualsiasi è stato come ricevere un colpo sotto la cintola in quegli sport che vietano i colpi sotto la cintola. Da cui:
2) Va bene gli sponsor e i soldi e tutto il resto, ma lo spettacolo offerto dai canali digitali Mediaset è stato i-n-d-e-c-e-n-t-e. Non si trattano così i telefilm –spot prima, spot dopo: l’anno prossimo che fanno, li mettono in mezzo?-
3) Senza gara non c’è Festival –sì, come a Sanremo-
4) Non bastano un telefilm spagnolo, uno australiano e uno di non so dove per dire: siamo internazionali.
5) Va bene fare le nozze con i fichi secchi, ma pompare fino all’assurdo il remake della Donna Bionica con Michelle Ryan ospite prestigiosissima, quando la suddetta Donna Bionica è stata soppressa dalla Nbc, non va bene, non è onesto con gli spettatori meno smaliziati.
6) Il sistema audio spesso era pessimo. Molti sono scappati da “Sin tetas no hay paraiso”, per esempio. Per non parlare dei Workshop.
7) Un buon festival –di qualunque arte e parte- deve a mio avviso raggiungere un efficace equilibrio tra ‘massa’ e ‘nicchia’. Comodo fare il dibattito con Silvia Toffanin, Lucilla Agosti, Valeria Bilello, Chicco Sfondrini, e i Cesaroni e poi dire: grande successo di pubblico! Grazie al cazzo, ho visto ottenni e novenni piangere e tentare il suicidio per Ludovico Fremont. Telefilm Festival. Di cosa stiamo parlando?
8) Ignorato –appunto e specie nei dibattiti tra dirigenti tromboni- il fenomeno del peer to peer e delle serie viste in originale con l’ausilio dei volontari traduttori. Ok, scaricarsi le puntate è qualcosa di para-legale ma è un fenomeno che esiste. Ancora di nicchia, ma esiste. Da cui:
9) Pompare come anteprime assolut-mondial-universali serie come Pushing Daisies e Chuck è ipocrita: tutti in sala avevamo già visto tutto, e ridevamo un attimo prima delle battute. Eravamo lì per poter con-dividere finalmente con altri pazzi una passione al di fuori dei nostri divani e delle nostre notti insonni. E per giudicare il doppiaggio –quello di Chuck, è fatto molto bene, comunque-. Viceversa. Ottima invece l’operazione legata a Boris 2: anteprima vera, reale, concreta, tutto il cast presente. Questo è festival, casomai.
10) “Telefilm Festival”. L’anno prossimo chiamatelo “Telefilm Vetrina”. O “Telefilm Markette di Mediaset che siccome deve lanciare i nuovi canali digitali e siccome ha sborsato dinari sonanti per avere in esclusiva anche serie fallimentari allora fa il comodo suo e siamo tutti felici e contenti”.
Ora vado. Devo scacciare un calabrone dalla mia stanza. O dalla mia testa.
UPDATE-ISSIMO: Roma, milioni di abitanti. Roma, Metro B, ora di punta. Milioni di viandanti. Ultima carrozza della Metro B di Roma, ora di punta: milioni di gente in piedi. Accanto a me. Un ragazzo e una ragazza. Si sbaciucchiano. Si sbaciucchiano con il risucchio. Lui si stacca e dice: Che poi, le prime due le hanno fatto in playback, vero? Lei risucchia e poi dice: E quel punk che sapeva tutte le parole di MIO DOLCE AMORE e di BABY I LOVE YOU?
Ora. Capisco che io vivo di coincidenze e di 'tuttotorna' e che praticamente tutta la mia vita si fonda su cose di questo tipo. Però quando è troppo è troppo: mi stanno prendendo per il culo? In piazza a Milano quanti eravamo? Duecento? Ebbene, due di quei duecento+ io ora siamo appiccicati ad altezza Castro Pretorio-Policlinico. E questi due adesso parlano anche di Gilmore Girls e di Grey's Anatomy! Ovviamente qualcosa vorrà dire. Sì, ma cosa?
- who: TuttoFaMedia | when: 15:25 | what: telefilm, boiate pazzesche, i viaggi di tfm, io mi domando e dico, vedo-leggo-ascolto-faccio cose
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